Non poteva esser altro che Napoli lo scenario per presentare in anteprima La mano de D10S, ultimo film di Marco Risi sulla parabola umana del più grande calciatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona. Per il regista “Maradona è un ribelle, un uomo contro, un uomo libero perché ha sempre il coraggio di dire ciò che pensa, e nel mondo in cui lui ha vissuto così come nella società contemporanea questa è un’eccezione”.
La pellicola parte con una tragedia sfiorata per poi evolversi nel percorso che ha portato El Pelosa, come era chiamato Diego da piccolo per via della sua chioma, a diventare El Pibe de Oro; per quasi due ore si attraversano le fasi della sua difficile infanzia, nella povertà di Villa Fiorito, dell’adolescenza, con l’esordio nell’Argentinos Juniors, fino alla maggiore età e al trasferimento in Europa, dove insieme alla gloria arriva l’incontro che più gli farà del male, quello con la cocaina. Tra flashback e indimenticabili immagini di repertorio del Diego calciatore il film scorre commovendo e facendo pensare alla storia di un uomo divenuto un mito portando dentro di sé il flagello della tossicodipendenza, marcendo a poco a poco e dovendo comunque rimanere quello che gli altri volevano che fosse, il più grande di tutti.
Quando si è chiesto al regista il perché di alcune omissioni nella storia di Diego, facendogli notare di essersi soffermato troppo poco sull’importanza che ha avuto per la rivalsa di Napoli così come dell’Argentina, Risi ha risposto: “Avevo interesse per la vicenda umana di quest’uomo, non per la figura pubblica, anche se sia nel titolo come nelle immagini è chiaro il riferimento al gol di mano dell’86 agli inglesi che fu uno sberleffo ma soprattutto una rivincita a poco tempo dalla guerra delle Malvinas; ho tralasciato anche fatti come il figlio avuto dalla ragazza napoletana perché mi pareva si andasse a finire nel pettegolezzo puro; poi ci sono state alcune correzioni alla sceneggiatura avvenute grazie all’intervento dell’ex moglie di Diego, Claudia Villafane, donna di carattere e molto intelligente”.
Il regista ha sottolineato l’esagerazione che c’è sempre stata nel diffondere notizie su Maradona, qualche volta distorcendo la realtà anche per la scomodità della figura - senza peli sulla lingua - nello scenario del calcio internazionale; e non ha mancato di fare un parallelo con i personaggi da lui raccontati nelle opere precedenti: “Diego è molto simile ai Ragazzi Fuori che ho raccontato qualche anno fa, le radici povere, da diseredato sono quelle; la fortuna di essere un genio con il pallone lo ha portato su una strada diversa da quella dei ragazzi di Mery Per Sempre, e il suo farsi del male è molto vicino all’autodistruzione di molti di loro, con la differenza che lui lo ha fatto paradossalmente per esorcizzare le stelle che aveva raggiunto, la sua fama, perché attorno gli si chiedeva sempre di più”.
A Marco Leonardi, l’attore che ha interpretato Diego, è stato chiesto come si è preparato per riportare una tale figura sullo schermo: “Ho passate delle ore a visionare le sue interviste, i suoi gesti, i suoi movimenti, la sua inconfondibile camminata, a petto all’infuori, quasi da guappo che poi in realtà non è; è una persona buona divenuta dura nelle sofferenze e comunque sicuro dei suoi affetti, la cosa più preziosa della sua vita insieme al pallone”. Quel pallone che alla fine del film Risi ha voluto mostrare stretto tra le mani di un Maradona che ritrova la speranza solo grazie ad esso; e come questa scena tante sono le scelte visive molto forti e toccanti e in alcuni casi addirittura forzate, ma mai fini a se stesse.
Proprio qualche ora prima della conferenza stampa e della proiezione in anteprima è giunta la notizia dell’ennesimo ricovero di Maradona, qualcuno dice per uno scompenso cardiaco, Risi e Leonardi hanno voluto precisare che loro fonti gli hanno assicurato che Diego si è recato di sua spontanea volontà in clinica per un check up e se così non fosse stato loro avrebbero evitato l’incontro promozionale per una questione di rispetto umano; speriamo sia davvero così, speriamo che La mano de D10S stia bene sul serio.
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