E l’ Agcom tuonò: "stop al porno nelle ore notturne!". Sulle prime i gestori delle emittenti locali non capirono, pensarono a uno scherzo. Porno questo? Questi filmini in cui non si vede praticamente niente di più di quello che viene mostrato in una puntata di Studio Aperto? Questi programmi in cui ragazze infelici passano le nottate mezze nude su un divano a parlare al telefono?
Trasmissioni pornografiche? Probabilmente l’Agcom non è mai andata su internet. Tu prova a cercare anche "suore cattoliche" su un qualsiasi motore di ricerca, cerca informazioni su un qualsiasi oggetto dalla più vaga forma fallica e stai sicuro che troverai almeno una decina di siti porno che ti permetteranno di allargare di molto le tue vedute, e di guardare in tutt’altro modo quell’oggetto (o una suora cattolica) (una persona che conosco non mangia più yogurt).
Eppure è così, una delle poche cose che ancora si lasciavano guardare in Italia, i film softcore di Retecapri, sono stati vietati, così come i programmi in cui le divaniste mezze nude si facevano chiamare da casa cercando in tutti i modi di allungare la telefonata con l’ascoltatore, che però era solito collassare pochi secondi dopo aver intrapreso la conversazione.
E pensare che i film della serie "Cattivi Pensieri", per andare in onda, venivano già brutalmente censurati: per ottenere l’abbassamento del divieto da V.M.18 a V.M.14, infatti, venivano tagliate via dal montaggio originale tutte le immagini esplicite, in cui cioè era possibile vedere l’organo sessuale maschile o femminile. Ne risultavano scene castrate, in cui la maggior parte del tempo la telecamera era puntata sul viso ansimante e affaticato di uno dei protagonisti, e tu a casa ti chiedevi se quei due stessero davvero facendo sesso, oppure se in realtà stavano spostando i mobili del salotto.
Scene che avrebbero scandalizzato al massimo un’educanda, o un membro dell’Agcom. L’eccezione c’è: il divieto infatti non si applica ai film che, seppur contengono scene di carattere erotico, hanno un valore artistico. Ma come spiegare a questi vecchiacci quanta arte c’è nelle trame sconclusionate, la recitazione stentata e i doppi sensi del film della notte? C’è tutto uno stile che, sono sicuro, sarà rivalutato fra dieci anni da qualche regista fighetto che dirà di essersi ispirato ai film di Retecapri per il suo capolavoro hollywoodiano multimiliardario.
Inutile spiegare che si tratta, in realtà, semplicemente di una mossa per far fare più soldi alle televisioni satellitari. Ci restano almeno, per saziare il nostro animo perverso, tutti quegli spettacoli pieni di vallette, veline e schedine che agitano le natiche prima di tg e ovviamente tutte quelle facce di cazzo che si aggirano negli studi tv senza paura di essere tagliate.
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