Chi è Alessandro Iacuelli? Qualcuno di voi forse lo conoscerà come Alex321, che è il nickname con cui ha aperto un blog nel settembre del 2004. Originario di Napoli, laureato in fisica, da tempo vive e lavora a Roma. Giornalista free lance, fa parte della redazione della testata on-line Altrenotizie e si occupa soprattutto di tematiche ambientali e legate all’emergenza rifiuti in Campania. Ha da poco pubblicato un libro-inchiesta, nel quale descrive in modo competente e dettagliato il cosiddetto "business dell’immondizia", che riguarda spesso da vicino la città di Napoli. Il titolo è eloquente: Le vie infinite dei rifiuti. Abbiamo incontrato l’autore, e ne abbiamo parlato insieme davanti a un caffè.
Sei originario di Napoli, ma da tempo vivi a Roma. Come mai questa scelta? Ho lasciato Napoli nell’aprile 2001 per motivi di lavoro. Non che a Roma il lavoro sia meno precario, ma perché qui davvero non si trovava. Ma Napoli mi manca tantissimo. Sai, per me le città si dividono in due categorie: quelle che hanno il mare e quelle che non ce l’hanno. Io sono nato in una città che il mare ce l’ha, e vivere ora in una piana alluvionale con il mare a 40 km, è una bella differenza. Non solo a livello paesaggistico, ma anche nell’aria che respiri - sarà l’aria del mare - e nel modo di essere della gente, nel tipo di apertura che trovi solo nelle città mediterranee.
Prima di parlare del libro, vorrei iniziare da un tuo famoso post risalente al 23 febbraio 2006, dal titolo “Come muore la mia terra”. Si può dire che tutto nasce da lì? In realtà tutto è nato un po’ di tempo prima, quando ho iniziato ad avere casi di malattia nella mia famiglia. Da allora è iniziato tutto. Da un oncologo che mi parlò di un caso di tumore al polmone di una persona che non aveva mai fumato una sigaretta. E mi faceva notare come negli ultimi anni c’erano sempre più persone ammalate provenienti dagli stessi comuni della fascia di provincia di Napoli. Da lì mi sono incuriosito e ho cominciato a studiare l’argomento. Quel post è nato quando ho avuto l’impressione che stavo capendo, e quando ho iniziato a capire mi sono arrabbiato.
Ma tu non nasci come giornalista, vero? Quando hai deciso di fare – anche – quello? Io ho iniziato a scrivere nel 1999, più per hobby che per altro. Poi nel 2003 ho cominciato a lavorare come free lance per Reporter Associati ed ora è diventata quasi la mia attività principale. Io sono laureato in fisica, e all’inizio scrivevo soprattutto di temi legati al mio background culturale: energia, petrolio, nucleare. E da qui ad arrivare all’ambiente, il passo è breve.
Qual è il dato più shockante che emerge dalla tua inchiesta? Per la mia percezione il dato più shockante è l’impatto visivo del fenomeno. Secondo un censimento sulle cave abusive realizzato da Legambiente, in Campania ce ne sono circa 2000. Ma vederle, quella è la cosa più shockante. Non sono cave nelle montagne, ma buche nel terreno scavate in aperta campagna. E si continua a scavare per vendere sabbia finché non viene sfondata la falda acquifera sottostante. A quel punto la cava abusiva diventa il luogo perfetto dove nascondere rifiuti per poi ricoprire il tutto. Un altro esempio me l’ha offerto un giro sul litorale tra Baia Verde e Castel Volturno, dove dopo Pineta Mare la spiaggia diventa il prolungamento della discarica che è nella campagna, nonostante la zona sia stata bonificata nel 2002. Andare su una spiaggia, in giugno, trovarci anche persone che prendono il sole, tra una carcassa di automobile bruciata, un frigorifero sfondato, sacchetti di ogni tipo, è davvero una scena brutta. Ti fa male allo stomaco.
Il tuo è un libro che analizza tematiche scottanti. Hai avuto problemi per la pubblicazione? Io, in realtà, non avevo e non ho i soldi per finanziarmi una pubblicazione. Ho cercato un editore, ma la maggior parte delle case editrici o non ha risposto o lo ha fatto dicendo di non volersi prendere responsabilità di questo tipo. Solo in due hanno risposto. Case editrici piccolissime. Per questo motivo, ho deciso per l’autoproduzione. L’investimento non è stato grosso, e Altrenotizie mi è venuta in soccorso finanziandomi l’entrata nel servizio editoriale e l’acquisto delle copie di prova.
Cosa può fare un testo come il tuo per smuovere lo stato delle cose, per mobilitare l’opinione pubblica? Io non credo che in Italia l’opinione pubblica sia smossa dai libri, poiché il nostro paese è quello in cui si stampa di più e si legge di meno. Quello che conta è che il libro sia pubblicato. Quando un testo è pubblico e tu dici delle cose, anche con nomi e cognomi, per forza dal lato del mondo civile deve esserci una reazione. Il mio compito è quello di fare informazione corretta, con un linguaggio quanto più semplice possibile. Questo è quello che posso fare e che ho fatto con questo testo.
Spengo il registratore, finiamo di sorseggiare il nostro caffè. “Non ti nascondo che alle volte sembra quasi una battaglia contro i mulini a vento” mi confida amareggiato, accendendosi l’ennesima sigaretta. Ma dura un attimo. Subito riparte, nuovamente gli si illuminano gli occhi e capisco che questa battaglia, pur se difficile e piena di ostacoli, vorrà combatterla senza mai perdersi d’animo.
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