Caterina si spogliò appena entrata nel vagone letto. Lanciò per aria la camicia di raso e la gonna con l’orlo sudicio. Maledizione! – esclamò, notando che la scarpa col tacco rotto aveva anche la punta scollata.
Gli stivali di pelle le avevano scambiato le calze, formando una macchia ovale in direzione degli alluci. La tinta marrone si era infilata dentro le unghie dei piedi, diventate di uno strano violaceo, come tumefatte. Ma tu guarda… Se prima di partire…- sospirò tastando i piedi per controllare che tutto era a posto. Almeno la manicure era salva, alla faccia del fosso. Era inciampata nello spazio vuoto tra due sampietrini incuneati. La superficie irregolare della strada aveva trattenuto per un secondo la punta del suo stivale che odorava ancora di borotalco.
Caterina Biasi si ritrovò culo per terra nel mercato di Porta Nolana. Sulle note di Anna Tatangelo scoprì che il fosso era in realtà la pozzanghera in cui il pescivendolo con la coppola blue buttava i secchi di acqua sporca. Il trolley le era scappato di mano finendo vicino alla bancarella dei perizomi a cinquanta centesimi, dall’altro lato del marciapiede.
Signurì, maronn’, vi siete fatta male? – le chiese il pescivendolo lanciatosi in soccorso insieme a uno sciame di venditori ambulanti. Si… cioè no, voglio dire… Niente, tutto apposto – biascicò Caterina tirandosi su con la gonna che gocciolava. Sicuro? – insistè quello dei frutti di mare porgendole uno strofinaccio di Italia ‘90. Si, sto bene, davvero, grazie. Devo andare alla stazione se no perdo il treno – rispose la ragazza, facendosi largo mezza intontita nel capannello dei curiosi. Dove dovete andare? – chiese quella dei perizomi bloccandole il passaggio con un bicchiere di acqua e zucchero. Iamm, bevit, nun’ facite cerimonie. Milano. E che…
Buona, grazie. Grazie a tutti. Scusate, scappo, perdo il treno - affrettò Caterina, prima che quella dei perizomi finisse la frase. Iat’, iat’, currite, primma ca’ scura notte… Ma Caterina, lercia e in equilibrio su un solo tacco, si era già allontanata verso la stazione.
“…Si invitano i signori viaggiatori a recarsi presso la carrozza ristorante situata al centro del treno. Trenitalia augura a tutti buon viaggio.”
Erano partiti. Caterina cominciava a rilassarsi. Sentiva il tepore del riscaldamento sulla pelle nuda e strisciava i piedi umidi sulla moquette grigio topo. Era sola in una cabina letto per quattro viaggiatori, almeno in questo era stata fortunata. Avrebbe fatto una doccia bollente e sarebbe andata subito a dormire. Voleva arrivare lucida in azienda e doveva anche trovare qualcuno che le desse una sistemata alla scarpa prima del colloquio.
Esisteranno i calzolai a Milano? - pensò Mal che vada compro un paio di stivali con i soldi del biglietto - disse ad alta voce per convincersi che aveva la situazione sotto controllo. Mentre si infilava sotto le lenzuola le tornarono in mente le note della Tatangelo insieme alla puzza del baccalà sotto sale. Si addormentò sull’ immagine rassicurante di se stessa che indossava il tailleur bordeaux melange che aveva comprato la settimana prima. Si, il tailleur… Si svegliò di soprassalto sul rumore metallico delle rotaie. Scattò dal letto e si guardò intorno. Stai calma, si ripeteva, Caterina stai calma.
Il trolley non c’era. Non c’era mai stato. Maledizione! – esclamò sul punto di piangere. Cosa faccio adesso? Mi presento a un colloquio con la gonna macchiata? Si stava sforzando di trovare una soluzione. Posso comprare un pantalone elegante e indossare la camicia di raso. E le scarpe? Non ho abbastanza soldi per tutto. Poi Milano è cara mica come Napoli che…
Tu, tu,tu. Tre squilli consecutivi ruppero la giravolta dei suoi pensieri. Il cellulare era rimasto acceso tutta la notte. Caterina lo scosse, provò ad accenderlo, ma nulla, si era scaricato, ingoiando il numero di Fimiano Gronchi, responsabile Risorse Umane della Quintessenza Srl. Provò ad immaginarne la faccia, le sopracciglia corrugate mentre aspettava nel suo ufficio minimal una Caterina Biasi da Napoli che non sarebbe mai arrivata. Il treno era entrato in stazione. Caterina guardò fuori dal finestrino ma Milano non c’era. Vide il figlio di quella dei perizomi che stava smistando il suo caricabatteria Nokia al negro dei cd pirata.
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