Cosa hanno in comune omosessuali, zingari, ebrei, oppositori politici, malati mentali, disabili, vagabondi, emigrati e testimoni di Geova? Semplice: hanno avuto lo stesso destino durante il regime nazi-fascista.
Sono tutte categorie che hanno subito la deportazione nei campi di concentramento. Come tutto questo possa interessare la città di Napoli, ve lo spiego subito.
Lo scorso 26 gennaio, durante la manifestazione organizzata dall’Arcigay di Napoli dal titolo “Giornata della memoria: mai più vittime del nazi-fascismo” è stata consegnata al consigliere comunale Anciello una petizione. Con questa – una raccolta di firme promossa dall’Arcigay che, ormai dallo scorso giugno, si è dedicata a questo progetto - si è chiesto al Comune di Napoli la costruzione di un monumento che ricordasse tutte le vittime dell’olocausto, senza distinzione, riconoscendo pari dignità a tutti coloro che sono stati deportati e hanno subito crimini dettati dall’odio umano per motivi razziali, etnici, religiosi, politici ed anche per tutti coloro che hanno subito le stesse violenze per via di un diverso orientamento sessuale.
Ed ecco che – il 13 febbraio scorso - con un Ordine del Giorno del Comune di Napoli è stata approvata la costruzione del monumento. Il presidente dell’ArciGay di Napoli, l’avvocato Salvatore Simioli, si dice soddisfatto e rallegrato dalla consapevolezza che questa delibera abbatte un’ennesima discriminazione. Discriminazione che ancora viva nella nostra città e nel nostro paese pervaso, a suo dire, da fondamentalismi incitanti all’odio.
Eppure questo progetto non sarebbe andato a fine se non ci fosse stata qualche mano santa che spingesse l’approvazione. Innanzitutto è grazie al consigliere Anciello che è stato portata la petizione sui banchi di Palazzo San Giacomo. Ma attivi sono stati anche l’assessore alla Memoria del Comune di Napoli Dolores Madano che ha da sempre appoggiato il progetto dell’Arcigay e la “Sindaca” Rosa Russo Iervolino che nel concedere il patrocinio del Comune alla manifestazione del 26 gennaio ha espresso parole di condivisione e di riconoscimento della pari dignità delle vittime dell’olocausto, anche tra gli omosessuali.
Infine, la speranza dell’avvocato Simioli è che al tavolo di lavoro del monumento possano sedere tutte le categorie alle quali il monumento è dedicato, affinché ci sia una reale collaborazione tra i vari attori implicati per la costruzione: potrebbe essere la prova evidente che le discriminazioni elencate sono state realmente abbattute. Costruire il progetto in modo condiviso e rispettoso delle diverse sensibilità, proprio come è previsto dalla delibera comunale. Certo, questo sarebbe un bel segno.
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