La suffregna: chi di voi sa cos’è alzi la mano. Su, su. Io, lo ammetto, non l’avevo mai sentita nominare, ma forse non faccio testo. E’ probabile, però, che anche a molti miei coetani questo nome non richiami nulla alla mente. Invece, per chi è nato almeno negli anni Sessanta, la suffregna era - ed è - cosa conosciuta.
Anzi, acqua conosciuta: quella frizzantina, carica di sodio e sali minerali, color marroncino e dall’inconfondibile odore di zolfo. Fino al 1973, quando ci fu un piccolo focolaio di colera a Napoli, l’acqua suffregna - o ferrata - era una bevanda famosa e apprezzata, venduta dagli acquaioli (che fine hanno fatto, anche loro?) nei vicoli della città e bevuta da molti.
Bibita digestiva e - a detta anche di alcuni medici – ricca di proprietà benefiche (per combattere anemia e carenza di ferro), l’acqua ferrata si poteva bere liscia, con l’aggiunta di succo d’arancia, limone e bicarbonato, oppure addirittura allungata con il vino. Era l’acqua del Chiatamone, poiché la fonte sgorgava da quelle parti. Da lì, veniva poi raccolta dagli acquaioli nelle cosiddette mummare, ovvero delle fiasche in terracotta di forma panciuta. Ed era anche e soprattutto una curiosa nota di folklore tipicamente napoletana, che attirava i turisti e piaceva in ogni caso agli abitanti della nostra città. Purtroppo la falda acquifera da cui sgorgava l’acqua, sotto il monte Echia a Santa Lucia, fu chiusa dal Comune per motivi igienico-sanitari.
Per quasi trent’anni, dunque, l’acqua ferrata fu soltanto un lontano ricordo, cancellato definitivamente dalla costruzione dell’Hotel Continental, proprio sull’antica sorgente. Nel 2000, però, l’acqua suffregna tornò di nuovo a sgorgare lungo i marciapiedi nei pressi del Palazzo Reale: fatto quasi incredibile, ma che una volta accaduto non poteva non essere preso in considerazione dalle istituzioni. Il Comune, per questo motivo e sotto la spinta dell’opinione pubblica, promosse un’opera di recupero che si concretizzò nella realizzazione di quattro fontane a via Candida Fonzaga.
Questo finché i tubi non si ostruirono, la falda fu dichiarata nuovamente inquinata, e fu necessario un periodo di manutenzione per rimetterla in sesto. Però, per chissà quale motivo, l’interruzione momentanea per il cambio dei filtri si è rivelata ben più lunga del previsto, dal momento che le fontane sono state sigillate e mai più riaperte.
Così, per la seconda volta, Napoli ha perso la sua acqua ferrata. Non è che sia la fine del mondo, sia chiaro, ma si tratta comunque di un'altra "questione napoletana" lasciata a metà. Verso la fine dello scorso anno, però, è ripartita la campagna di denuncia da parte di varie associazioni e del Movimento Idea Sociale, che ha promosso anche una Conferenza Stampa e una raccolta firme per riottenere le quattro fontane.
Da quel momento vi sono stati altri solleciti, ma nulla sembra essersi mosso. E mentre si cerca di capire quanto e cosa si debba aspettare per riavere quell’acqua, a me che non l’ho mai fatto monta la curiosità e la voglia di berla. Ma quando?
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