In un museo d’arte contemporanea non sai mai qual è l’opera d’arte e cosa invece è parte dell’arredamento. Quindi, io, per stare sicuro, non vado mai al bagno in un luogo del genere. Se devo fare pipì me la tengo. E non mi siedo neppure da nessuna parte. E non mi appoggio ai muri. Ad ogni modo sabato scorso sono andato a visitare il Museo d’arte contemporanea Donna Regina, per cercare di capire il rapporto del napoletano con questo tipo di rappresentazione artistica.
Rapporto che può essere probabilmente sintetizzato da una lettura sommaria del grosso quaderno delle firme posto all’entrata del museo, dove chiunque può lasciare commenti. E che ovviamente, fra le frasi serie e i suggerimenti, contiene anche un’enorme quantità di battutacce, scarabocchi e “Adolfo II C ti amo”, lasciati da gente che probabilmente non era proprio interessata a questo tipo di esperienza estetica.
L’esposizione del Madre, però, è molto varia e le opere di Hirst, Kounellis o Gormley, se anche non piacciono, non possono lasciare indifferente il visitatore (ad esempio, visitando la sala dedicata a Hirst, dove c’è l’opera "Away form the flock", cioè una pecora morta sotto formaldeide, non si può non esclamare: "poveriiiinaaaa")
Ma è guardando fuori dalle finestre del museo che ci si rende conto di una situazione che sembra paradossale: i palazzi che si riescono a vedere sono tutti pericolanti, degradati, il termine migliore per definirli è sgarrupati. E inoltre sui muri di uno di essi sono dipinti dei graffiti, su un balcone è possibile ammirare una istallazione artistica colorata.
Chiediamo spiegazioni al personale del museo, e loro ci dicono che le opere d’arte che circondano il museo sono il frutto della protesta di due artisti, Cyop e Kaf, che qualche tempo prima hanno deciso appunto di manifestare contro il Madre. Il loro personale museo d’arte contemporanea l’hanno chiamato M.E.R.D.A., ovvero “Museo Aperto della Rivolta Estetica”, anagrammando anarchicamente il nome dell’oggetto delle proprie critiche.
Critiche comprensibilissime, perché evidentemente a Napoli riempiono un palazzo di opere d’arte straniere e non pensano a dare quegli spazi agli artisti della città. E perché, in effetti, il palazzo che ospita il Madre sembra essere l’unico scampato a un ipotetico bombardamento. Ma non è che, in fondo, dobbiamo prendere anche queste contraddizioni come un’opera d’arte contemporanea? Non lo so, io vado in crisi in posti del genere…
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