Le differenze sviluppano sinergia. Una sinergia tutta artistica quella di mald’è, progetto di videoteatro di due giovani artisti napoletani: Matilde De Feo e Mario Savinio. Lei è diplomata all'Accademia d'Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli. Lui è uno psicologo, specializzato come filmaker digitale. E’ Matilde a spiegarci come nasce l’idea:
Il nostro giovane progetto nasce quattro anni fa dall'incontro/scontro di due sensibilità, quella mia e di Mario, sensibilità affini ma alimentate da background diversi.
La sperimentazione video da forma alle prime creature. Quattro minuti di video che si arricchiscono di elementi, il sottofondo sempre più presente, la figura umana più distinguibile, i colori confusi ma più accesi. Mario e Matilde confermano la mia affascinata osservazione: non è forse il sogno la dimensione che unisce tutte le forme espressive, e i vostri primi lavori?
Siamo emotivamente molto legati ai nostri primi lavori, "Fairy wind", "Alone", sono lavori molto istintivi e realizzati con una tecnologia molto povera, una telecamera quasi giocattolo! Rappresentano per noi un contenitore stilistico ed emotivo importante, la possibilità di poter esprimere e condividere quella dimensione del sogno che ci accomuna, attraverso mezzi di fortuna, ci hanno dimostrato che è possibile venir fuori dall'isolamento. L'arte è quello strumento che ti consente di animare i sogni, di cercare qualcosa nel buio e trovarlo, d'inventarti anche una telecamerina se non ce l'hai!
A metà del percorso mald’è vira e va a collocarsi tra due forme espressive. Così da mediare vecchio e nuovo.
Il passaggio alle contaminazioni tra video e scena è chiaro da "tie up" in poi, videoteatro, una scelta consapevole ma non dettata da un vero motivo, piuttosto da una necessità. La necessità di mettere in "comunicazione" in maniera dialettica e creativa due linguaggi: quello teatrale e quello tecnologico. Tra puristi e pionieri dell'elettronica, del cyberteatro, noi vorremmo collocarci al centro, e ricercare tutte quelle possibilità d'incontro, tra "Corpo materiale e corpo immateriale".
La crescita è evidente negli ultimi tre lavori. In uno spazio di tempo più ampio vengono inglobati armoniosamente la letteratura, una voce recitante, l’espressività resa dai protagonisti, le note sensuali e gli effetti grafici amalgamano e amplificano. Dove intendete arrivare con i prossimi lavori?
Abbiamo scritto uno spettacolo multimediale tratto da due testi di Beckett. Pensiamo a qualcosa che superi lo stretto confine del video, allo spettacolo multimediale, in un percorso di crescita progressivo e lento, come il concetto stesso di ricerca suggerisce. Ma nello stesso tempo non pensiamo di abbandonare il discorso videoartistico, ci piacerebbe pensare a mald'è come a un progetto aperto a tutte le possibili suggestioni future.
I medium non si escludono l’un con l’altro, mald’è è la prova di come siano valide artisticamente le commistioni fra generi. Due forme espressive agli antipodi, da un lato un'opera unica e irripetibile, le imperfezioni, la polvere del palcoscenico, la tosse degli attori. Dall’altra la digitalizzazione riconduce tutto al byte, fruibile all’infinito. Che siate fanatici dell’uno o dell’altro genere mald’è vi accontenterà entrambi.
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