Qui S.Paolo di Napoli
di Luigi Picazio

Il cancan di dichiarazioni, dopo l’assurda scomparsa dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti, era una cosa prevedibile. Come prevedibile è quella parte del sistema calcio che ragiona sul sudoku di cifre da far quadrare, perché lo spettacolo continua. E il marketing non ha la sua ragion d’essere nei morti, ma negli acquisti.

Ma Catania conduce anche a Napoli, al S. Paolo. Allo stadio che ha visto monetine e manganelli - oltre ai suoi morti - in campo e fuori campo, ed è recintato come un pollaio per i galli della domenica.

La struttura di Fuorigrotta non è in regola: mancano serpentine e tornelli - giusto per dirne una - mentre il carosello politico napoletano si accende di frenesia per la data limite entro la quale concludere i lavori: il 31 marzo (in teoria).
Anche se ora l'aria è pesante, è di quelle da tolleranza zero.
E le multe e le sanzioni amministrative collezionate non giocano certamente a favore del S.Paolo.

Questa faccenda rischia di far perdere una intera città ed un gioco, il calcio.
Ma per quale motivo? Potrebbe essere una risposta accettabile il lassismo burocratico con il quale sono stare rilasciate le proroghe che ne hanno permesso sinora l’agibilità.
Sembra giungere la resa dei conti, se si vuol continuare a tenere le porte aperte.

Il questore Oscar Fioriolli, alla domanda riguardante il possibile divieto di afflusso del pubblico negli stadi non a norma, ammette di non essere un indovino.
I tifosi, invece, ammettono di non voler essere la vittima sacrificale.

Tutti gli altri saranno rimasti in poltrona con gli occhi lucidi: fissano la sciarpa della squadra del cuore, in cameretta.

05/02/2007
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