Nisida. Una leggenda racconta di una fanciulla che per sfuggire all’amore di Posillipo si gettò in mare, dove fu trasformata in scoglio come punizione per aver rifiutato l’amore di un semidio. Oggi l’isola è quasi off-limitis divisa tra una base US Army, la finanza ed un carcere minorile. Eppure c’è un gruppo di pirati che tenta di espugnare l’isola armato di una strana palla storta, un ovale di cuoio…
Si tratta dell’Amatori Napoli: la squadra di rugby nata 4 anni fa dalle ceneri del CUS Napoli che riunisce nel suo staff veterani, che vantano 30 anni di mete tra le H dei campi verdi, insieme alle leve giovanili allenate da Enzo Iorio. Battezzati pirati per la loro determinazione sul campo che li porta a spendersi fino all’ultimo respiro, negli ultimi 2 anni hanno partecipato ai play-off e solo un soffio li ha strappati alla promozione in serie B.
La stessa determinazione mostrata nelle partite li guida in un impegno sociale con un’attenzione particolare ai giovani. Per il secondo anno di seguito, infatti,l’Amatori Napoli rompe l’isolamento del carcere minorile dell’isola delle sirenecon un progetto di recupero per i suoi ospiti. Attirare gli scugnizzi verso “o’ sport mazzate”, con l’intento di incanalare l’energia vitale e la naturale aggressività che i ragazzi hanno sviluppato crescendo in strada, secondo gli ideali di fair play che contraddistinguono questo sport.
Facendo leva su valori quali la lealtà, l’onore, il coraggio e lo spirito sportivo,il rugby ha una elevata capacità aggregante positiva. Qui non esistitono fuoriclasse, tutti devono collaborare uniti per il risultato; in quest’ottica la competizione interna alla squadra è ridotta al minimo. Anche la rivalità tra squadre viene fortemente segnata dal rispetto per l’avversario. Basti pensare alla consuetudine del “Terzo tempo”, ovvero un momento in cui la squadra che ha ospitato la partita offre un banchetto alla squadra avversaria ed ai tifosi per festeggiare la partita appena svolta.
Si tenta di trasmettere ai giovani una nuova mentalità con cui approcciare la vita,un‘alternativa al degrado della strada veicolata da una forte esperienza emotiva e fisica. Durante l’anno si valuterà la possibilità di far autorizzare alcuni ragazzi per la disputa di partite ufficiali nelle categorie di appartenenza ai giovani più volenterosi e capaci.
La speranza forte è che continuino a giocare anche dopo il periodo di reclusione come è successo a Rachid un ragazzo maghrebino che finito di scontare la sua pena ha ottenuto il tesseramento e continua ad allenarsi con loro da vero atleta libero. Chissà che presto non vedremo qualche scugnizzo in serie A.
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