Scrivr a Schiovere
Una storia come tante
di B. A.

Per molte persone la nostra non era altro che una storia come tante.
Ma non per me, ovviamente.
Non solo per quello che ci legava – tenero e profondo, ma lo sappiamo solo noi –, ma anche perché la nostra è stata, fin dall’inizio, una storia a tre.
Io, te, e la nostra Napoli sullo sfondo.
Quando la notte fisso il soffitto bianco e ti penso, quando consumo le nostre foto senza trovare più un senso, quando fumo l’ultima sigaretta della mia giornata e torno con la mente a quello che siamo stati, e a quello che potevamo essere, i miei ricordi di te sono sempre legati alla nostra città. Inseparabilmente.
Anche se il ricordo ora si sta facendo sempre più vago e distante, come quando le pagine dei libri ingialliscono o una vecchia videocassetta inizia a perdere i suoi dialoghi originali, e non sai se ridere per l’audio accelerato, o rattristarti perché sai bene che dovrai buttarla presto.

Mi resta poco di te, ora. I luoghi, quelli sì che restano, invece. Mi ritrovo a riviverli ogni giorno, appena varcata la porta di casa. Si susseguono senza sosta e senza pietà.
Io, disilluso, mentre cammino e vivo la mia vita, con la coda dell’occhio li guardo sotto una nuova luce, ricordandomi ancora di quella vecchia.
Alle volte li osservo con rabbia, altre mi soffermo a contemplarli con aria da stupido. Che stupido, davvero.

Se guardo i bar del porto di Pozzuoli – li odio, ora – continuo ancora a veder(ci). A vedere te. Me. E qualcosa che ancora non c’era, ma stava nascendo. I primi sguardi d’intesa, quel sentirsi così simili ma allo stesso tempo così diversi.
Via Chiaia. Se l’attraverso – poche volte, sempre a malincuore – mi perdo tra le luci dei negozi e una folla vociante che si muove frenetica. E mi sembra di riviverle, quelle interminabili passeggiate per il tuo shopping fatte senza molta voglia, quel non volerti sempre e per forza tenerti per mano – chissà perché, poi. Mi manca, la tua mano.
Sul lungomare di via Caracciolo – che banale, sul serio – rivivo le mie prime parole d’amore confuse, in un settembre già troppo freddo di chissà quanti secoli fa. E noi due che decidemmo di riscaldarci, sì, ma forse con qualche rum e pera di troppo. Ridevamo, questo davvero non posso dimenticarlo.
Piazza San Domenico, ricordi? Serate noiose in compagnia di amici noiosi, ma anche tu che una volta – l’unica – mi dicesti: “se un giorno ci sposeremo, vorrei farlo in quella chiesa lì”. Non ricordi, vero?
Due cinema, poi: l’American Hall a San Martino o la Perla di Agnano. I nostri cinema. Lontani dal caos delle multisale, lontano da tutto. Non ci sono ancora andato con nessuno dopo di te, lo sai?
E la Feltrinelli, quella di via Roma, però. Dove perdersi per gli scaffali, chiederti consiglio, vederti scegliere anche solo un libro giallo per me era il massimo.
La funicolare è ancora oggi quella dove sedersi e poggiare la testa sulla tua spalla, la Cumana è sempre corsa a perdifiato – ridendo – per entrare un secondo prima che le porte si chiudano dietro di noi.

E poi ci sono le strade percorse insieme, i vicoli attraversati in modo distratto, gli angoli nascosti di Napoli visti con te per l prima volta, e che ora neanche più ricordo.
Fotografie. Per me, restano come fotografie stampate nella memoria.
C’ero io, ma c’eri anche tu.

21/11/2006
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