Potevano incidere dischi di grande successo, e l’hanno fatto; potevano prestare la loro voce e la loro comicità a trasmissioni di successo, e l’hanno fatto; potevano comparire sulle riviste scandalistiche degli anni 70/80 in compagnia delle donne più desiderate dell’epoca, e anche questo hanno fatto, ma non si sono fermati qui.
Il loro più grande successo resterà per sempre l’amicizia e l’affiatamento che i “quattro” avevano nei momenti felici della loro vita; quando tutti insieme si radunavano, ridevano, scherzavano e componevano musica e testi sotto il nome di Squallor. Cerruti, Savio, Bigazzi e Pace, questi i loro nomi, sono stati sempre un’icona portante della musica leggera italiana fin dagli esordi nel mitico 68’ fino ad arrivare alla metà degli anni 80 con 2 pellicole (“Arraphao” e “Uccelli d’Italia”) di buon successo (gli Squallor sono stati probabilmente il primo gruppo in Italia a comporre dei lavori cinematografici chiaramente ispirati alle loro opere musicali).
La loro innovazione nel panorama musicale italiano è da accreditare alla spontaneità (dai pezzi parlati come “Berta”, “La guerra del vino”, “Capitan of Caz” ) e alle “lussuriose”: da sempre sulla bocca di tutti gli artisti, ma mai veramente cantate, come “Telefona”, “Curnutone”, “O’camionista” per citarne alcune. Fu proprio questo loro anticonformismo a renderli “censurati” e bistrattati, ma non influì sulla loro popolarità e sul costante apprezzamento del pubblico. Il loro comportamento, schivo, freddo e volgare nei confronti dei fans ne fece uno dei gruppi più amati di quel fantastico ventennio della musica italiana, dove a contendersi i primi posti della Hit Parade c’erano mostri sacri come Venditti, Baglioni, Guccini, Cocciante e il grandissimo Battisti.
Gli Squallor diventarono movimento eversivo della musica. A Napoli spopolavano le loro canzoni e i giovani dell’epoca adottavano i testi come stile di vita. Rappresentavano, insomma, un diversivo per un popolo - quello partenopeo - già in quell’epoca ferito; ed è proprio a Napoli che, come segno di riconoscenza, gli Squallor offrono il loro più grande tributo: l’unico concerto della loro carriera, l’indimenticato “Tendostruttura” del 1984. Tra tutti l’album di minor successo è stato proprio “Cambiamento”; un’opera nata nel 1994, in piena fede squalloristica con pezzi cantati come “Albachiava” e “Filumena”, e recitati con chiari e simpatici riferimenti al contesto sociale e politico dell’epoca come “Mafia”, “Cuba” e “Berta 2”.
Un album che vede partecipazione del grande Gigi Sabati, nei panni di Giulio Iglesias in “Pre servame atù”, che rende omaggio alla vera voce degli Squallor: il Grande Alfredino Pace scomparso pochi anni prima. Ma perché questi undici brani non hanno avuto il successo che meritavano? Semplice. Quest’album è figlio di una generazione che ormai non riconosce più questo genere musicale. Una comicità, una goliardia che, dagli anni 90’ ad oggi, è in qualche modo caduta sempre più in basso divenendo sempre più “ovvia”. Gli Squallor sono e resteranno sempre maestri di ironia e humor: una capacità davvero molto sottile di applicare uno straordinario spirito caustico anche a certe parodie a sfondo sessuale e che oggi sembra quasi impossibile ritrovare.
Tracklist:
1. PRE SERVAME ATU’ 2. MAFIA 3. ALBACHIAVA 4. PIERPAOLO SABATO SERA 5. MA QUEST’E’ UN ALTRA STORIA 6. PUBBLICITA’ 7. BERTA 2 (IL CAMBIAMENTO) 8. FILUMENA (STORIA DI AMORE E DI RECCHIA) 9. NATALOFF 10. CUBA 11. ACQUAMARCIA
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