Massimiliano Palmese è napoletano, ma da quindici anni vive a Roma, dove si dedica intensamente al teatro e alla poesia. Da poco ha pubblicato il suo primo romanzo “L’amante proibita”, edito da Newton & Compton. Un romanzo breve ma intenso, ricco di colpi di scena e in grado di catturare l’attenzione soprattutto per l’abile, delicata ed elegante prosa dell’autore: non a caso, infatti, il libro è tra i cinque finalisti del premio Strega.
Prima di parlare del libro, vorrei chiederti del tuo rapporto con Napoli. Sei napoletano, ma vivi da 15 anni a Roma. Come mai?
Subito dopo il liceo ho iniziato a viaggiare all’estero per studiare teatro, poi però sono ritornato in Italia perché non sopportavo di vivere lontano dalla mia lingua. Però il rientro è stato traumatico. È stato faticoso riambientarsi dopo aver vissuto in paesi che ti offrono grandi possibilità. Così tra i mali peggiori ho scelto Roma. Napoli è sublime ma io e lei preferiamo, come dire, “amarci a distanza”.
Sei autore teatrale, poeta, e questo è il tuo primo romanzo. È più difficile far teatro, poesia o letteratura?
È più difficile il romanzo, ma naturalmente parlo per me. Una poesia non la costruisci, si crea da sé. Un romanzo invece non va da nessuna parte senza di te. Senza esercizio, tecnica, tempo e fatica. Bisogna sperimentarsi, essere curiosi, provare tutti i generi.
Parlaci un po’ de “L’amante proibita”. Che libro è? Quando e perché hai deciso di scriverlo?
La storia è stata concepita alla fine degli anni ’80, scritta nei ’90 e “rifiutata” nel 2000. Per uno scherzo del destino alcuni editori che mi hanno rifiutato erano candidati come me allo Strega. Ma ora che ho ottenuto la mia vittoria entrando in cinquina ho deciso di perdornarli! Devo dire grazie al mo agente, Enzo D’Elia, che ha iniziato ad amare il mio romanzo, quando io ormai avevo persino cominciato a stancarmene. La storia de “L’amante proibita” è un intreccio di trame, di amori, di passioni violente, di traumi, di adulteri, e di un viaggio in Grecia finalmente liberatorio.
Il protagonista, Carlo, ti assomiglia?
Carlo ha molti dei miei difetti, ma lui è introverso e io non lo sono. In realtà lui nasconde molte verità sul suo passato e di molte altre cose è invece inconsapevole. È come un adolescente non cresciuto affettivamente, a causa della sua passione – frustrata – per “l’amante proibita”. Con tutti i suoi difetti, Carlo è un eroe romantico.
Una curiosità sul testo: mi spieghi meglio il ruolo della donna americana? E del mito di Danae?
Carlo e Paula, la sua compagna, durante il loro viaggio in Grecia fanno una serie di incontri. Ma tutti gli incontri, compresa l’americana, se ci pensi sono “indizi”, allusioni al trauma passato e prefigurazioni del colpo di scena finale. Quello di Danae invece è un vero mito legato all’isola di Serifos. Danae e Perseo vengono cacciati dalla famiglia e arrivano su quest’isola dove dovranno affrontare una serie di prove. Perseo taglierà la testa alla Gorgone, e anche Carlo alla fine vincerà la sua Medusa. I miti greci raccontano tutti il contrasto tra il rispetto delle leggi e la libertà personale. E’ il tema del “proibito”. Per il cuore umano tutto ciò che viene proibito resta ancora altamente desiderabile. In fondo è il destino degli umani, sciagurato ma anche sublime.
Ho letto che hai già ricevuto proposte per realizzare un film dal libro. Chi vorresti interpretasse i personaggi principali?
Sto tenendo ancora le dita incrociate, da buon napoletano, per poter pensare al mio cast ideale. Però qualche idea ce l’avrei. Tra le mie sette vite ce n’è persino una di assistente casting per il cinema.
A cosa lavori adesso? Un nuovo libro o tornerai al teatro?
Sto pensando al nuovo romanzo, e mi hanno chiesto di lavorare a un “Macbeth”. Tradurre Shakespeare mi rende molto felice perché finalmente concilia poesia e teatro, due generi letterari che ho frequentato a lungo. Come vedi nella scrittura nessuna esperienza va sprecata. A settembre esce la mia traduzione in versi del “Sogno di una notte di mezza estate”.
Per info: www.massimilianopalmese.com
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