Quando si parla di scienza non si scherza. Ecco perché l’accoglienza all’ingresso del Turtle Point, non è stata delle migliori. Fermata all’ingresso, ho dovuto attendere l’autorizzazione via telefono per entrare. Si è rivelata però, più tardi, un’affascinante e piacevole visita in un mondo completamente sconosciuto.
Il Turtle Point nasce nel settembre 2004, si colloca nel progetto di riconversione dell’ex area Italsider di Bagnoli ed è un’idea della Stazione Zoologica di Anton Dhorn di Napoli.
Il sito è un centro pubblico di ricerca per la riabilitazione delle tartarughe marine, in particolare della specie caretta caretta, il primo in Italia ed il più grande del Mediterraneo.
Arrivano qui tartarughe marine, ferite o malnutrite, che necessitano di essere recuperate per la sopravvivenza della specie. I tempi di riabilitazione variano da un minimo di 2 mesi ad un massimo di 2 anni, o in alcuni casi, come per la tartaruga Sandra, le menomazioni sono tali da non permettere il ritorno nel mare di appartenenza.
Una regola, infatti, all’interno della struttura, è quella di riportare gli esemplari, esattamente da dove sono arrivati; questo per sensibilizzare la comunità del posto. Ma non solo.
Altro strumento di sensibilizzazione, promosso dal Turtle Point, è quello di rappresentare anche una sede di divulgazione ed informazione didattica sulla biologia marina, per tutti i cicli scolastici, dall’asilo all’università.
Le lezioni si svolgono da lunedì al venerdì, sono seguite da visite guidate, e prevedono un piccolo contributo; il centro, invece, è aperto gratuitamente, solo il lunedì pomeriggio, proprio perché l’ attività è strettamente legata alla cura degli animali e le azioni da compiere ogni giorno sono numerose e varie.
La parte del centro visitata accoglie 30 tartarughe, ma è presente all’interno della stessa area, un secondo sito che ne trattiene altre 50. Per garantire una convalescenza realmente curativa, il centro si è dotato del più perfetto e funzionante purificatore di acque di mare. Il sistema permette, infatti, di avere acqua sterilizzata, purificata e riscaldata a temperature che agevolano e permettono la cura degli animali.
E’, inoltre, in progetto un nuovo stabilimento che unirà le due sedi, e terrà separata la parte espositiva da quella curativa. Bambini che giocano con le tartarughe, persone che amano gli animali e professionisti che mettono a disposizione il loro impegno e la loro competenza; tutto questo fa di Turtle Point una vera oasi, certamente preferibile ad un ospedale per esemplari umani.
Foto di Alessandra Finelli
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