UNI per tutti, 5 x mille.
di Cristiana Conteduca

In un paese dove la speranza di debellare il cancro è racchiusa nell’acquisto delle arance rosse di Sicilia - mezzo genuino e naif per finanziare la ricerca - è quasi legittimo aspettarsi la richiesta di un’offerta spontanea anche da parte degli Atenei.
L’iniziativa, chiamata con l’originale espressione “5 per mille”, è guardata con concupiscenza dalle università italiane e da tutti i possibili beneficiari, certi che siano numerose le opportunità che, grazie ad essa, si aprirebbero.
Secondo quanto stabilito dalla finanziaria 2006 i contribuenti possono quindi sostenere quattro aree no profit e cioè Università e ricerca, ricerca sanitaria, iniziative sociali e comunali.

I rettori delle facoltà campane sono freneticamente impegnati nella promozione del 5 per mille, certi che saranno molti i contribuenti che, sulla loro denuncia dei redditi, barreranno la casella apposita e indicheranno il codice fiscale dell’università o dell’ente prescelto per la donazione.
Del resto come potrebbe il cittadino medio trascurare di compiere un semplice svolazzo su quell’odioso plico, c’è il futuro dei loro figli di mezzo, degli studenti italiani, dei giovani, del mondo. Perché non addolcire con un ulteriore sacrificio economico il tanto odiato momento della dichiarazione dei redditi?

Già, perché. In fondo la televisione trasmette neomelodiche pubblicità sull’8 per mille, quello che gli amici al bar chiamerebbero “il pizzo della Chiesa”. Non è il caso di sottilizzare su questo nuovo baldanzoso 5 per cento, suvvia.

25/04/2006
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